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A cena con Fuksas

Eccomi reduce da una intensissima ventottore alla Milano Design Week.
Il motivo della mia presenza a Milano è stato principalmente la partecipazione ad una cena, organizzata dagli amici di Oikos.
Cena che vedeva tre le sue guest stars la famiglia Fuksas, quel Massimiliano e quella Doriana che fanno tanto archistar.

Qualche settimana fa raccontavo di come io mi fossi in parte ricreduta sulla tendenza dell’architettura soprattutto italiana, colpita dall’incontro con dei giovani e dinamici architetti pieni di entusiasmo.
Ebbene, l’incontro con un.uomo.un.mito Fuksas è stato un tutt’uno con il repentino crollo della mia ritrovata speranza.

Fuksas, Shenzhen

Un’ora di ritardo.
Folle di studentelli incuriositi, architetti attempati, invitati che quando.si.cena.che.ho.fame, la sottoscritta… tutti lì ad aspettare l’arrivo della archistar, indecisi se andarsene con un bel vaffa come colonna sonora o attendere per ascoltare che scusa avrebbe addotto.
Nel frattempo.
L’esimio architetto Marco Casamonti (nessun link, volutamente) tesseva le lodi dell’archistar e della sua gentile consorte, suoi grandi amici nonché vicini di casa nella tenuta toscana. E se una persona si riconosce da chi frequenta… certo è che Fuksas non si presenta bene!
L’arrivo.
Fiotti di fotografi, flash, corte di personaggi vari e Lui, tutto di nero vestito (ma va!), seguito dalla consorte, cortissimi capelli biancogrigio e look total-black pure lei.
La scusa.
Più o meno testuali parole: ‘Vi ringrazio per aver mandato una macchina a prendermi, ma facevo prima a piedi’.

Lo speech (che ora le brevi conferenze si chiamano così!).
E no che non voleva parlare, e dai che Casamonti era più bravo di lui, e Dai che tu sai tutto meglio di me… Alla fine, gli hanno letteralmente mollato un microfono in mano.
E no che non sapeva che dire, e Dai vediamo il filmato che però non c’era, e allora e allora e allora… Parliamo dell’Aeroporto cinese di Shenzhen.

Secondo Fuksas, un aeroporto è un luogo da cui non si esce.
Immagine orribile, soprattutto per me, che sono sposata con un assistente di volo. Che, tra l’altro, nonostante ciò che dica il Massimiliano, torna a casa puntualmente.
Perché, secondo Fuksas, in un aeroporto entri, ma non esci perché sali su un aereo invece di uscire. Secondo me, bah!
Trovo molto più interessante la definizione di aeroporto come non-luogo che qualcuno diede anni fa. Un luogo che si attraversa, ma nel quale non si rimane. Milioni di persone che arrivano, partono, entrano, escono, si incontrano, si salutano per un giorno, si salutano per sempre. Un luogo dinamico sì, ma non un luogo senza uscita, cavolo!!!
È passato poi alla descrizione del progetto, di questa grande manta che copre il terminal, realizzata prendendo ispirazione da una carta da regalo, con la quale lui e la gentile consorte hanno giocato per mesi. Ci mancava solo che si togliesse la parrucca e rivelasse la sua vera identità: Maurizio Crozza in arte Fuffas!
(…e com’è il grigio ciliegia? Un grigio…)

E poi, la cena.
Fuksas non mangia. E non fa mangiare nemmeno gli altri.
Si è molto educatamente congedato dopo il primo piatto, portando con se moglie e collaboratori (sinceramente molto simpatici).

La morale di questo incontro?
Sembra che, per essere una star, si debba necessariamente essere poco amabili.
Per fortuna, questa archistar appartiene alla vecchia generazione di architetti, che presto verranno soppiantati dai giovani.
Purtroppo, questi sono gli architetti che oggi ci rappresentano.

Per comprendere meglio quale fosse il mood della serata, consiglio di guardare questa intervista fatta dal mio collega ed amico Mauro Lazzarotto all’architetto Fuksas proprio prima della cena. Povero Mauro.

Ps al sapore di gossip: Mai nominare Crozza in presenza di Fuksas!!!

Credits: Grazie a designboom per le immagini. 

11 risposte »

  1. Dalle tue parole c’è un misto di delusione e rassegnazione per l’incontro col mitico archistar. Non l’ho mai visto di persona ma dalle immagini TV non mi è mai apparso una persona simpatica.
    Buon inizio di settimana, pattibum!

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  2. Beh, la grandezza di un individuo, chiunque esso sia, credo si misuri anche con una buona dose di umiltà e rispetto nei confronti degli altri. Come diceva Roberto Gervaso : “…si crede un gran’uomo, ma è solo una prima donna” . Mah!

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