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Giorgio Armani e Richard Meier

| English version below |

Razionale, sobrio, con poche concessioni alla leziosità.
Descrizione valida per entrambi.

Richard Meier e Giorgio Armani sono i miei preferiti. In assoluto.
Riesco a seguire il processo creativo di ognuno di loro. Ed ho la presunzione di credere che, avendo gli stessi input (e le stesse capacità!), giungerei ai loro stessi risultati.
Capita a volte di ammirare opere splendide ma incomprensibili. Di cui non si riesce a capire la genesi.
Ecco, per me, nel caso di Meier e Armani è tutto molto chiaro.
La loro logica, la loro discrezione, la loro mancanza di fronzoli sono anche le mie.
Sia come architetto che come donna che la moda la ammira e la indossa.

Le mie case di architetto sono lineari, le curve sono delle eccezioni, quasi degli accenti sulla geometria del contesto.
I colori sono pochi, generalmente sobri. I colori accesi vengono utilizzati per evidenziare i particolari.
E così è il mio abbigliamento: sobrio, semplice e lineare.
L’originalità non manca, ma è generalmente affidata ad un paio di orecchini, ad un anello, ad una scarpa eccentrica.

Insomma, io mi riconosco in entrambi.
Così come individuo dei punti, anzi delle linee in comune tra i due.
Immagino che ognuno di loro potrebbe tranquillamente sostituirsi all’altro.

Le architetture di Richard Meier sono caratterizzate dai colori neutri, dai pannelli quadrati in alluminio bianco che rivestono molte delle sue facciate, dalle ringhiere tutte uguali, e da milioni di altri elementi che ricorrono in tutti suoi progetti.
Ma l’elemento che mi ha sempre colpita maggiormente è la geometria su cui vengono impostate le piante degli edifici: l’architetto usa generalmente una maglia regolare, alla quale sovrappone una maglia identica ma leggermente ruotata. Seguendo i vertici di questa maglia nascono tutte le sue opere più famose, dal Getty Museum di Los Angeles ai romanissimi Museo dell’Ara Pacis e Chiesa del Giubileo.

Gli abiti di Giorgio Armani sono caratterizzati da colori neutri, nella gamma dei grigi e dei beige. Si dice sia stato lui a creare il colore greige, e che, per lui, sia stato inserito in tutte le palettes di colori del mondo, dalle pitture alle sete.
E’ passato alla storia per la sua rivoluzione delle giacche. Ha tolto spalline, imbottiture e fodere, ha modificato le proporzioni tradizionale per giungere alle sue arcinote giacche destrutturate.
E poi, il blu Armani! E’ stato lui a sdoganare l’abbinamento tra blu e nero, presentandosi al termine delle sue sfilate proprio indossando questi due colori.

Per entrambi, lo stile è inconfondibile. Sono riconoscibili anche per il più profano.
Il primo ha vinto il Premio Pritzker (l’Oscar dell’architettura!), il secondo ha esposto al Guggenheim di New York i suoi abiti.

Sono due Grandi. Su questo non c’è dubbio.

NdA: questa è una delle rare volte in cui mi è accaduto di scrivere di getto, senza alcuna necessità di documentarmi. Evidente… io li adoro!

Credits: tutte le immagini di moda sono tratte dal sito Armani.com, le immagini di architettura sono state reperite su Pinterest.

Rational, plain, with few concessions to affectation.
Description applies to both.

Richard Meier and Giorgio Armani are my favorites. In absolute.
I can follow the creative process of each of them. And I presume to believe that, having the same inputs (and the same ability!), I would arrive to their own results.
Sometimes it happens to admire beautiful but incomprehensible artworks. Of which you are unable to understand the genesis.
Here, for me, in the case of Meier and Armani is all very clear.
Their rationality, their sobriety, their lack of frills are also mine.
Both as an architect and as a woman who admires fashion and wears it.

My houses as an architect are linear, the curves are exceptions, almost accents on the geometry of the environment.
The colors are few, generally sober. The bright colors are used to highlight the details.
And so is my attire: sober, simple and linear.
I don’t miss originality, but it is generally entrusted to a pair of earrings, a ring, eccentric shoes.

I mean, I recognize myself in both.
As well as I identify common points, or rather lines in common between the two.
I imagine that each of them could easily substitute the other.

The architecture of Richard Meier is characterized by neutral colors, white aluminum square panels that cover many of the facades, handrails all the same, and millions of other elements that recur in all his projects.
But the element that has always impressed me most is the geometry on which the plants are set up in buildings: the architect generally uses a regular grid, and superimposes a mesh identical but slightly rotated. Following the vertices of this mesh are born all his most famous works, the Getty Museum in Los Angeles at the very roman Ara Pacis Museum and Church of the Jubilee.

Giorgio Armani’s clothes are characterized by neutral colors in the range of grays and beige. Someone says he created the color greige, and that, for him, was inserted in all color palettes in the world, from paintings to silk.
And he has gone down to history for his revolution of the jackets. He removed straps, pads and linings, has changed the traditional proportions to come up with his very well known unstructured jackets.
And then, the blue Armani! He legitimized the combination of blue and black, appearing at the end of his fashion shows just wearing these two colors.

For both, the style is unique. They are recognizable to even the most profane.
The first won the Pritzker Prize (the Oscar of architecture!), the second has exhibited at the Guggenheim in New York his clothes.

There are two Great. There is no doubt.

Author’s note: This is one of the rare times that happened to me to write spontaneously, without the need of support. Obvious… I love them!

Credits: all fashion images are taken from Armani.com, architectural images were found on Pinterest.

2 risposte »

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