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La Tate Modern. E la mia famiglia.

Ho già detto, stra-detto e ri-detto quanto io ami la Tate Modern e tutto ciò che contiene, giusto?

Fino ad ora l’avevo sempre visitata da sola, non so nemmeno io come mai.
Ma quest’anno ho avuto l’onore di avere con me mio marito Fabrizio e nostro figlio Gabriele, sei anni e mezzo.
Beh, è stata un’esperienza esilarante!
Io che me ne andavo in giro facendo l’architetto acculturato, illustrando le opere e le emozioni che mi suscitavano, ed i due che mi seguivano commentando alla loro maniera.

Cosa avranno mai detto? Ecco qualche esempio…

London, Mark Rothko, Tate Modern

Sala dedicata interamente a Mark Rothko, uno dei pochi in grado di emozionarmi realmente. Tele enormi su tutte le pareti, come questa della foto: Black on Maroon, 1959, dimensioni 4.50 x 2.60 metri circa. Bellissima.
E mio marito? Aho, questa so’ capace pur’io. Comprame la tela!
Fine della poesia.

London, Cy Twombly, Tate Modern

Cy Twombly, un’altra tela imponente (quello lì nella foto è il marito in questione, che aveva i pantaloni in tinta!). Bella bella bella!
Ed anche questa volta si espresso proprio il marito: Ma guarda che te faccio pure questa!
Gli ho fatto notare che la perizia è nelle colature di pittura. Così, tanto per farlo dubitare della sua arte

London, Gerhard Richter, Tate Modern

Ehmm… vorrei fare notare la bravura della fotografa… 😀
Sala dedicata interamente a Gerhard Richter, con sei tele facenti parte di un’unica opera (del 2006). Anche qui gigantesche le dimensioni (3 x 3 metri circa) ed anche qui gigantesca la mia emozione.
Be, stavolta è toccato al piccolo Gabriele: Ma mamma!!! Questo è uguale a quello che ho fatto io a scuola!!!
Ecco.

E poi è stato un crescendo….
Io ho smesso di cercare di riportarli alla serietà, e loro hanno dato il massimo.

London, Roni Horn, Tate Modern

Roni Horn, Ticket No.1, del 1989: un pannello in alluminio e plastica (1.60 x 1.20 circa) con una scritta sul bordo, che vista dall’alto sembra un codice a barre, che dice to see a landscape as it is when I am not there. Poetico, vero?
Il commento di Fabrizio? Aho, questo ha preso un pannello isolante dal cantiere accanto!
Ebbene si, ho riso.

Londo, Tate Modern, Lucio Fontana

Il nostro Lucio Fontana con uno dei suoi tagli. Non lo amo particolarmente, ma indubbiamente lo rispetto!
Mamma! Ma questa è una tela tagliata!!!
Come spiegare al piccolino che è veramente un’opera d’arte che rappresenta lo studio della tridimensionalità? E’ difficile da credere anche per me….

London, Tate Modern, Michael Baldwin

Michael Baldwin, Untitled painting, specchio su tela.
Quei tre siamo noi. Io sto ridendo perché mio marito ha appena esclamato Ma questo è lo specchio di Ikea!!!
Proprio accanto c’era la tenda de nonna, che però non ho avuto la prontezza di fotografare. Ormai mi stavo sganasciando.

London, Tate Modern, Gerhard Richter

Di nuovo Gerhard Richter con 11 Panes, opera in vetro e legno costituita da 11 vetri (2.10 x 2.90 metri circa) sovrapposti.
La foto non è sfocata, è l’effetto dovuto alla sovrapposizione dei vetri: Come sul camioncino del vetraio quando fa le consegne….

E, dulcis in fundo…

London, Tate Modern, Dan Flavin

Dan Flavin, tante T realizzate con neon colorati. Fichissimo!
Oltre alle scontate battute sull’utilizzo del neon, l’espressione perplessa sul viso del bambino nella foto, che è poi Gabriele, è stata fantastica (si vede la testina dubitante reclinata da una parte, vero?).

Insomma, abbiamo trascorso con leggerezza una mattinata a zonzo tra le opere d’arte.
Nessuno ci ha chiesto di non toccare, non parlare, non respirare, etc etc. Il museo era pieno di bambini sorridenti, così come sorridevano gli adulti a guardare questi nanetti appassionati di arte contemporanea.
Ci sono delle postazioni di computer dove chiunque, anche un bambino, può mettere alla prova la propria vena artistica utilizzando una sorta di Photoshop semplificato. Al ristorante della Tate Modern i bambini, accompagnati da un adulto, non pagano. L’ingresso al museo è gratuito, nel fine settimana è aperto fino alle 22.00.
E’ un luogo dove passeggiare, come in qualsiasi altro pezzo di città. Si può attraversare per non fare il giro dell’isolato, si può bere qualcosa con gli amici, si può guardare lo skyline della città mentre qualcuno suona la chitarra nel piazzale sottostante.
E’ un luogo dove stare: ad ammirare un’opera, ma anche semplicemente a respirare l’aria intrisa di cultura. Con gioia.

La scorsa settimana ho portato Gabriele al Maxxi di Roma. Non l’avevo mai visitato al suo interno.
Pensavo di trovare la stessa atmosfera, la stessa attenzione al visitatore.
Credevo di poter utilizzare una mappa, che mi indicasse le opere. Ero certa di poter usufruire di un punto di ristoro economicamente accessibile. Cose così…
Me se fosse stato effettivamente così, oggi Roma sarebbe una metropoli, e non una città che non si è accorta dell’immenso patrimonio artistico di cui dispone.

15 risposte »

  1. L’arte è arte e c’è un concetto solitamente dietro ogni opera…però…come dar torto a marito e figlio? Sinceramente anche i miei quadri allora meriterebbero un posto in galleria 😉

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