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Architè! Vv’o dico?

Quale parte del concetto Me dovete da paga’!!! non è chiara?
No, a questo punto vorrei un’opinione da parte di chiunque volesse darla.

Sembra che le idee siano gratis. Ma, guarda un po’, io vendo idee!!!
Il lavoro dell’architetto è proprio quello di vendere idee.
Studiamo anche parecchiuccio per riuscire poi a tirarle fuori ‘ste idee.
E, se io impiego poco tempo a trovare l’Idea giusta, è perché ho studiato, ho fatto esperienza e sono brava! Ovvero, leggete il labiale, HO-FA-TTO-FA-TI-CA.
Non è che, per produrre idee, la laurea si prenda con i punti Miralanza. E manco i master ed i corsi di specializzazione che sono seguiti.
…ma guarda un po’…

Ora mi domando: vi è mai capitato di salire su un taxi? Si che vi è capitato…..
E sicuramente avrete notato che c’è già un bel numerino sul tassametro, che sono i soldini che dovete al tassinaro solo per esservi seduti nella sua macchina.
Poi lui parte, ed il numerino aumenta aumenta aumenta… Fino all’arrivo a destinazione.
E, ari-guarda un po’, prima di scendere dovete dare al vostro autista proprio la cifra indicata sul tassametro, non un euro in più, non un euro in meno.
Altrimenti chiama la Polizia.

Il vento dell'inca*****ra!

Il vento dell’inca*****ra!

Ecco. Attualmente io, architetto, laureata  e specializzata, 20 anni di esperienza, un curriculum di 15 pagine, stimata da colleghi e collaboratori, non ho gli stessi diritti del tassista di cui sopra. Doveri tanti, diritti manco mezzo!

Un anticipo per incominciare a lavorare? Maddeché! Al limite te danno il minimo indispensabile… ‘sti 15/20 euri…
Un regolare pagamento con l’avanzamento del progetto? Maddecheèè! Qui vige il concetto del A babbo morto*.
Un altrettanto regolare pagamento con l’avanzamento dei lavori? Maddecheeeeeeèè! Ari- A babbo morto.
Un saldo a fine lavori? Questo te lo puoi proprio dimentica’!

Ah… e poi devo farvi una rivelazione clamorosa…
Una notizia che turberà molti…
Un annuncio che potrà sconvolgere la vita di qualcuno di voi…
Pronti?
…anche qui, leggete il labiale…
L’AR-CHI-TE-TTO-NON-VIVE-DI-ARIA.

Ecco. Mo’ vv’ho detto.

😈

Ps: Esattamente, qual’è la parte in cui si capisce meglio che sono inca***ta come una biscia??? 😀

 

 

*Cito WikipediaA babbo morto è un’antica frase fatta con cui si intende l’incassare un credito con molto ritardo o, più specificamente, senza che vi sia una scadenza preindicata. La data e il luogo d’origine del detto non sono certi. Secondo alcuni, avrebbe origine toscana (o, più precisamente, maremmana).

28 risposte »

  1. Davvero devo dirtelo? Essere pagati per un lavoro è sacrosanto. E anche essere pagati in termini decenti (subito).
    Ma un’idea, se non porta a niente… non so. Se chiedi una via a un tassista lui è libero di indicartela o no. Ma gratis. Se vi accordate e lui ti porta allora sì che si paga.
    Io ho chiesto un parere a un architetto: non ho trovato illuminanti i suoi spunti e non gli ho affidato il lavoro. Lui (onestamente) non mi ha chiesto niente.

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    • In realtà io mi riferivo al caso in cui il lavoro fosse stato già affidato, ma tu mi dai la splendida opportunità di approfondire anche questo aspetto (poi magari me lo sparo anche in un apposito post!!! 😉 ).
      Io credo che, per quanto riguarda il dare un ‘parere’, ci sia un po’ di confusione, anche da parte di noi professionisti.
      Io mi vedo un po’ come un sarto. Quando vai dal sarto per un vestito, non pretendi che te lo dia senza dare indicazioni e che te lo dia subito della misura giusta e proprio come tu lo volevi. Quando un Cliente mi chiede di ripensare la sua casa, io pretendo di sapere lui come la vede, lui che tipo è e come vive la casa. Voglio sapere quali sono i suoi colori preferiti, come intende la cucina o la camera da letto. Pretendo di diventare una sorta di confidente e confessore. Non do alcun suggerimento prima di aver fatto questo tipo di lavoro. Che, appunto, è un lavoro e va retribuito.
      Non partorisco idee a scatola chiusa, perché non sarebbero ad immagine e somiglianza del cliente. Magari per me sarebbero fantastiche, ma per lui una cagata pazzesca!
      Aggiungo anche che, quando vai da un sarto per la prima volta, è perchè qualcuno ti ha parlato bene di lui. Stai facendo un atto di fede.
      Ed è proprio l”atto di fede’ che frega noi architetti! Perché un lavoro ci venga affidato, dobbiamo essere simpatici, sorridenti, accondiscendenti… insomma dei piazzisti di noi stessi. E contare sulla pubblicità dei clienti passati.
      Il tuo punto di vista era giusto fino ad un po’ di tempo fa, più o meno all’inizio della mia ‘carriera’. E’ corretto pensare che il lavoro venga affidato dopo che io ti ho fatto vedere qualcosa. Purtroppo anche in questo settore si sono introdotti i FURBI (e non è il tuo onestissimo caso!): io davo il mio parere, il cliente diceva che non faceva per lui e poi il mio parere se lo faceva realizzare direttamente da un’impresa qualsiasi. All’ultimo che mi ha fatto questo scherzo ho fatto causa, e l’ho vinta.
      E così, piano piano, noi architetti abbiamo smesso di dare pareri gratuiti!
      NB: Io parlo della realtà romana, dove ogni anno si laureano circa 40.000 architetti. Immagino che in città meno congestionate di colleghi le cose possano funzionare meglio. Anzi, spero!!! 😉

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  2. “Lei che è pittore, perché non mi regala un dipinto?”
    “E lei che è barista, perché non mi regala un tramezzino?”
    “Ma sta scherzando? Il tramezzino costa!”

    (Dialogo assolutamente reale tra un pittore da cui tutti pretendevano dipinti gratis e una barista: e ho detto tutto!).

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  3. Io non ho studiato disegno, comunicazione, giornalismo, non mi sono laureata, non uso computer potenti e programmi costosissimi, non mangio e non bevo e non mi vesto.
    Io faccio cosettine carucce al pc, basta chiedere, così do un senso alle mie giornate altrimenti vuote.
    Mica vorrò pure essere pagata?!

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  4. Capita anche a chi non vende idee ma “solide realtà”…
    Le piccole/medie imprese edili molto spesso si ritrovano a fare il lavoro, anticipare il materiale e rimanere con un pugno di mosche in mano. E i cattivi pagatori non sono solo privati ma, udite udite, anche i comuni e gli enti pubblici! Le conseguenze sono disastrose, si creano quei circoli viziosi per cui alla fine il datore di lavoro non ha soldi per pagare l’operaio perchè ha crediti non pagati di svariati eurini.
    Mi sembra proprio che chi non paga sappia benissimo che il tuo è un lavoro, che hai faticato per farlo, che hai impiegato tempo e impegno, che ti deve pagare senza se e senza ma. Possibilmente subito. Solo che… Se ne sbatte!
    E come lo fa con te, lo farebbe con chiunque glie ne dia la possibilità non essendo abbastanza tutelato dalla legge. Di quei comportamenti classici all’italiana, insomma! 😦

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    • Ed anche questo è un altro aspetto della questione. Altrettanto dolente.
      Perché non esiste solo il furbo che ti ‘ruba’ il parere e se lo fa realizzare dall’impresa. Ma esiste anche il furbo che se ne sbatte se tu devi mangiare: i soldi stanno meglio in tasca sua che in tasca tua. Punto.
      Zitta va….. che qua altro che inca***tura…

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  5. Ovviamente mi e’ capitato di non essere pagata per il mio lavoro. La coppa d’oro ce l’ha una signora pure danarosa che saldo’ il primo colloquio. Venne al secondo, evidentemente di malavoglia, ma essendo una passivo aggressiva disse di aver dimenticato il portafogli. Contrariamente a quanto mi aspettassi venne ancora una volta, e al momento di pagare le due sedute tiro’ fuori una banconota da 500 chiedendomi il resto.
    Che ovviamente non avevo.
    E’ sparita e non mi ha piu’ nemmeno risposto al telefono.

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  6. Allucinante ! Ma volendo cambiare le cose non puoi per esempio fare preventivo iniziale e farti dare il venti per cento altro venti a metà dei lavori e il saldo a lavoro finito pena il mancato e inesorabile inizio del tutto ! Io non so dico così per dire perché capisco che non si può lavorare in questo modo perché a lungo andare poi si comincia pure a lavorare male e controvoglia tanto sai che alla fine per prendere i soldi dovrai fare le guerre uniche !

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  7. La frase è : ” ho un lavoro perfetto per te”.
    Si può dire no ad una anche lontana ipotesi di lavoro e di retribuzione? No.
    Succede che già ascoltare la proposta di lavoro diviene un costo: costo di tempo, di ascolto, di comprensione, di ragionamento di fattibilità.
    Forse è per questo che magari il caffè ti viene offerto e dovresti già essere riconoscente e sentirti parte gratificata del progetto.
    Succede che cerchi di portare a casa il lavoro, prendendo ti un tempo di valutazione anche per elaborare una proposta economica rispondente alla quantità e qualità del lavoro da produrre.
    Strano la frase che segue quando formuli la proposta di solito è: ” ma che piacere che ti interessi lavorare con noi, un accordo lo troviamo…”.
    Succede che per effetto di questa magica conclusione il cliente ti consideri già cosa sua, parte del suo team, referente di competenza, soluzioni e risposte.
    Ovviamente le vuole sull’unghia: tu che conosci il pollo lesini le risposte, abbozzi anche qualche supercazzula prematurata riportando le cose su un piano do tu des: “io te rispondo sull’unghia ma tu me paghi, e pure subito”
    Succede che si trova anche un accordo, ma sulle modalità e i tempi di corresponsione si vacilla.
    Intanto i tuoi costi di ascolto, telefono, tempo, caffè pagati aumentano, insieme ai ” ti va bene se ti paghiamo invece del giorno x il giorno y? È ti va bene se ti postdatiamo un effetto? È ti va bene se li vedi tra 3 mesi perché abbiamo problemi in banca?
    E succede che tu comunque a quel progetto di merda comunque ci hai lavorato, magari non a pieno regime ma nell’idea che lo avresti portato forse a casa un po’ di te l’hai messa in ballo, pure per non sentirti dire “non ti pagò perché non ti sei dedicata” e succede che capisci che non ti pagheranno mai è allora che succede?
    Succede che si impara a mandare a cagare il cliente, ma con stile, quando pensa di avrei in pugno, quando pensa che tu non lo molleresti mai.
    Io l’ho fatto: ho mollato due produttori alla vigilia dell’uscita di un film. Non mi hanno pagata? il film è rimasto fermo. Ho fermato le copie, ho rescisso gli accordi, gli ho bruciato la candidatura ai David per il 2013 e li ho cancellati dai credibili di un settore.
    Io non ho avuto i soldi, loro non hanno avuto il film.
    Quale parte del concetto “nun sono l’opera Pia” crediate non sia passato?
    Per una volta niente: forte e chiaro ed io ho dormito sogni sereni,
    Oggi nessuno si accosta a scrocco. Punirne uno magari non ne educa cento ma ha il suo perché!

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