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Architè! Il ‘Genius’ che?

Loci, Genius Loci!

È dai tempi dell’Università (quindi, circa, dai primi del ‘900…. 😉 ) che ne sento parlare, de ‘sto genius loci!
Tutti i professori ne facevano un gran parlare. E genius loci di qua, e genius loci di là….
E la piccola Pattibum architettanda, non faceva che domandarsi Macherobb’è?
Un genio del luogo? Una specie di genio della lampada, che strofini e ti dice… e cosa ti dirà mai?

Getty Center, Los AngelesFinché, un bel giorno, l’illuminazione.
Ma fammi andare a leggere qualcosa su ‘sto genio, che magari m’acculturo pure, va! disse la piccola architettina dagli occhi blu.
Così, dopo la geniale (visto che di geni si parla) intuizione di andarsi a documentare, la piccola scoprì l’esistenza del Genius Loci, inteso come lo Spirito del Luogo.
Rimanendone quasi folgorata. Perché, in fondo, l’aveva sempre conosciuto ma mai gli aveva dato un nome.

Citando Wikipedia (come d’altronde farebbe anche l’archistraordinario Fuksas-Fuffas, ad esempio qui, quasi alla fine del video): Nel tempo moderno, genius loci è divenuta un’espressione adottata in architettura per individuare un approccio fenomenologico allo studio dell’ambiente, interazione di luogo e identità. Con la locuzione di genius loci si intende individuare l’insieme delle caratteristiche socio-culturali, architettoniche, di linguaggio, di abitudini che caratterizzano un luogo, un ambiente, una città. Un termine quindi trasversale, che riguarda le caratteristiche proprie di un ambiente interlacciate con l’uomo e le abitudini con cui vive questo ambiente. Suole indicare il “carattere” di un luogo.

Ma, per parlarne in parole povere, quand’è che ‘sto genio si rivela?
Perché io, guarda un po’, ho la mia teoria! Con le due versioni: per il Cliente e per il Progettista… 😀
Dal punto di vista del Cliente, diventa un po’ come un vestito che cade bene: guardi un’opera architettonica e capisci, a pelle, che si integra con il contesto, che scaturisce da tutto ciò che c’è intorno, che non potrebbe essere stata realizzata altrove.
Penso, uh che novità 🙂 , al Getty Center di Richard Meier a Los Angeles (qui). Così come il Centre Pompidou di Piano-Rogers a Parigi (qui) potrebbe essere, per alcuni, la dimostrazione di cosa accade non tenendo conto del genietto.
Dal punto di vista del progettista, beh… stai lì, respiri profondamente, ti guardi intorno, ti liberi da ogni pensiero e lasci che sia il luogo a guidare la tua mano. Così nasce un progetto che tiene conto del genius loci.
Visione un po’ romantica, ve’?

Ma poi, tutta ‘sta storia pallosissima per dire che?
😎

Per dire quanto segue:
Cari Clienti, anche casa vostra ha il suo bravo genius loci!
L’architetto, moi, l’ha rinvenuto, mò fatevelo piace’!!!!!

3 risposte »

  1. infatti, spirito del luogo: un progettista può scegliere di seguirlo ( e se è bravo crea proprio quella sensazione che solo lì poteva essere realizzato quell’edificio, altrimenti corre il rischio di ottenere una cosa in “stile”) o fare esattamente l’opposto ed entrare in totale contrasto col lupgo ( e se è bravo creerà una reciproca valorizzazione delle due realtà, altrimenti otterrà un effetto di estraneazione e fastidiosa dissonanza)
    quindi non preoccupatevi: basta solo essere dei bravi architetti…

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