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Architè! E gli architetti…

Per caso, ovvero per lavoro, mi sono ritrovata seduta attorno al tavolo di un ristorante milanese per pranzare con due giovani architetti che attualmente lavorano molto molto molto.
A parte che il ristorante era veramente carino (al fresco, Milano), i due architetti, uno italiano e l’altro straniero, mi hanno particolarmente colpita.
Ho cominciato a fare l’architetto che ancora studiavo, qualche decina di anni fa. E, modestamente, la mia strada l’ho fatta, lavorando ed incontrando anche i grossi nomi di questo settore.
Ma come loro non ne avevo mai conosciuti.

Giovani – poco più che quarantenni.
Ma non si diventava famosi a settant’anni o giù di li?
Modesti – che insomma, preferivano parlare di figli che di architettura.
Ma l’architetto bravo non era quello che non parlava d’altro che di quanto è bravo?
Simpatici – cioè, scherzavano perfino con me, mai vista prima!
Ma gli architetti famosi non se la tiravano?
Pieni di interessi – appunto dicevo… figli, musica, arte…
Ma l’architetto non doveva lavora’ h24 e 7 giorni su 7?
Grintosi – con una gran voglia di fare, lavorare, e cambiare il mondo.
Ma gli architetti non diventavano tali grazie a papi, o al politico di turno?
Lucidi – perfettamente consapevoli di ciò che c’è lì fuori e serenamente in grado di affrontarlo.
Ma ‘n eravamo tutti nelle mani della raccomandazione o della bustarella?

Insomma, raga’, io me so’ rincuorata.
Io, che credevo di essere un’eccezione, essendo riuscita a trovare lavoro sempre e solo grazie al mio curriculum.
Io, che ormai non ci credevo più.
Io, che guardavo sconsolata i giovani studenti che ogni mattina si dirigono baldanzosi verso Valle Giulia (storica sede della facoltà romana).

Non so, mi è parso di scorgere un futuro negli occhi di questi due colleghi.
E sapete che c’è? Ho voglia di crederci!

cantiere

20 replies »

  1. Ho bisogno di crederci anche io .. laureata e volenterosa di fare tirocinio , senza raccomandazione nessuno ti considera!!!! sigh

    • Ma sai che mi è venuto il dubbio?
      Battute a parte, nel mondo dell’architettura, a Milano c’è tutta un altra aria.
      Lì è molto frizzante, quell’aria che ti pizzica le guance, qui a Roma è afosa, pesante, immobile. Triste.
      Sarà l’Expo 2015 che ha fatto da apripista? Non lo so. Resta che a Milano c’è un gran fermento, a Roma siamo immobili.
      Ps: grazie per la condivisione! :-*

  2. Scrivi, ne prendo uno a caso
    Modesti – che insomma, preferivano parlare di figli che di architettura.
    Ma l’architetto bravo non era quello che non parlava d’altro che di quanto è bravo?
    Beh! a pranzo con colleghi o altre persone per principio non parlo mai di lavoro! E’ il classico momento di staccare la spina e dimentcarsi della mattina e non pensare al pomeriggio.
    Se qualcuno parla di lavoro o di qualcosa attinente al lavoro, lo fermo subito.

Dai, dai... dimmi cosa ne pensi!

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